L’attenzione è un processo che coinvolge tutto il cervello

L’attenzione è un processo che coinvolge tutto il cervello

L’attenzione è un processo che coinvolge tutto il cervello. È continuamente in sottofondo nel tuo cervello, influenzando tutto ciò che stai facendo. Questo funzionamento così diffuso comporta che la nostra attenzione può essere diretta verso l’esterno, al mondo che ci circonda (cosa c’è laggiù?), o verso l’interno (frugando nei nostri ricordi). Può essere esplicitamente o consapevolmente dipendente dai nostri obiettivi (dove ho lasciato le mie chiavi?), oppure può essere manipolata implicitamente al di fuori della nostra consapevolezza (ad es. mediante il priming, una forma di induzione che agisce a livello non cosciente).

Pensiero “stroboscopico”: l’alternanza dell’attenzione

L’attenzione è un processo che coinvolge tutto il cervello e inoltre interagisce con la nostra memoria, con le nostre emozioni e coi nostri processi decisionali (per citare solo alcuni altri processi), per influenzare in modo significativo le nostre azioni e i nostri comportamenti. O per dirla in altro modo, senza attenzione il nostro cervello sarebbe nel caos. Disorganizzato. Non focalizzato. Confuso. Tutto ciò si tradurrebbe in uno stato altamente improduttivo in cui non potremmo agire efficacemente nel lavoro come nella vita. Non sorprende quindi, che difficilmente passa una sola settimana senza che ci sia un nuovo pezzo di conoscenza, qualche scoperta scientifica che favorisca la nostra comprensione di come funziona il nostro sistema di attenzione.

Attenzione: una luce stroboscopica, non un riflettore

Tradizionalmente parlando, è stata sempre utilizzata l’analogia di un “riflettore” per descrivere il modo in cui funziona il nostro sistema di attenzione. In altre parole, quando focalizziamo la nostra attenzione su qualcosa, significa che il nostro cervello sta spendendo le sue risorse (cioè la sua energia) nel gestire ciò che stiamo guardando – anche se è importante ricordare che l’attenzione non si verifica solo attraverso il nostro sistema visivo – lo stesso vale per gli altri nostri quattro sensi (Vakog in PNL).

In questo modo, il nostro cervello può filtrare ciò che è considerato meno rilevante o non importante e smettere di sovraccaricarsi di informazioni non necessarie, che vanno oltre i suoi limiti di capacità. Questo è qualcosa che sta diventando sempre più importante in un mondo come quello attuale, in cui siamo continuamente bombardati da informazioni sensoriali provenienti da una moltitudine di fonti ciascuna in competizione per consumare la nostra preziosa energia cerebrale.

Ma più recentemente gli scienziati hanno paragonato la nostra attenzione ad uno stroboscopio, piuttosto che a un riflettore. In altre parole, un riflettore che cresce e cala con intensità, piuttosto che essere costante, un po’ come le luci stroboscopiche di una discoteca.

Gli “in” e “out” dell’attenzione

Le implicazioni di tutto ciò sono che, quando focalizziamo la nostra attenzione su qualcosa, il nostro cervello non lo sta facendo per il 100% del tempo. Invece, lo fa in maniera “oscillante” dove ci sono momenti “in” – dove la nostra attenzione è focalizzata selettivamente su questa cosa – e “out” – nei quali la nostra attenzione si concentra più generalmente su tutto il resto. I ricercatori hanno persino misurato il tempo o la frequenza di questa attenzione oscillante e suggeriscono che si sposta circa quattro volte al secondo – in altre parole, cambia ogni 250ms circa.

La cosa interessante di queste evidenze, sottolineata dagli stessi ricercatori, è che, nonostante l’alternanza dell’attenzione sia simile a uno stroboscopio, tutto ciò non si manifesta nella nostra percezione – non cogliamo questi spostamenti di attenzione mentre guardiamo qualcosa di fronte a noi.

Quindi, come succede? Sappiamo già che il cervello ha qualche asso nella manica per affrontare queste situazioni. Per esempio, quando chiudiamo le palpebre, o quando muoviamo rapidamente gli occhi, l’immagine del mondo intorno a noi non si offusca o cambia momentaneamente. Questo perché il cervello ha un’incredibile capacità di “riempire” e compensare le lacune percettive che crea attraverso altri suoi processi, come questo “strobo attenzionale”. Più in generale, questo fenomeno ci ricorda che “la nostra esperienza soggettiva del mondo visivo è un’illusione”, come afferma Sabine Kastner di Princeton, che era anche uno degli autori principali di questo studio. La seconda domanda che vale la pena di questa ricerca è perché.

Perché l’attenzione funziona così?

Il vantaggio principale dell’attenzione è che puoi focalizzare e concentrare la tua mente su ciò che è importante. Tuttavia, lo svantaggio di questo è che, se la tua attenzione funzionasse come un riflettore convenzionale, potresti perdere altre cose importanti che ti accadono intorno. Ma uno “strobo attenzionale” che cresce e cala continuamente ti permette di farlo. Puoi concentrarti efficacemente su ciò che è importante, ma puoi anche prestare attenzione a ciò che ti circonda per non perdere nulla di rilevante. Ed è tutto all’interno delle grandi possibilità del nostro cervello. Un processo win-win per la nostra attenzione.

 

Fonte: The Synaptic Potential www.synapticpotential.com

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