Il volto della fiducia

fiducia

Qualche giorno fa stavo parlando con una persona affetta da prosopagnosia – una condizione descritta nel famoso libro di Oliver Sacks “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”.

Parliamo di una di quelle persone che non riescono a riconoscere o a cogliere differenze tra i volti, infatti pur avendomi visto quel giorno, se questa persona mi vedesse di nuovo non sarebbe probabilmente in grado di riconoscermi, comunque non così rapidamente dal mio viso, e dovrebbe fare affidamento su altri segnali come il suono della mia voce.

Questo mi ha fatto pensare a quanto siano importanti i nostri volti. Essi veicolano una quantità così ricca di informazioni, non solo essenziali per la capacità che tutti abbiamo di riconoscere i nostri amici, familiari o le persone che abbiamo già incontrato, ma anche per distinguere espressioni facciali o segnali di conversazione.

 

Volti nel cervello

Dal punto di vista dell’elaborazione fatta dal cervello, il viso è davvero importante. Abbiamo un’area specializzata, l’Area Fusiforme Facciale, che ha (ovviamente!) il compito di elaborare i volti.

E’ stato riscontrato dagli scienziati in apposite ricerche che quest’area “si illumina” in modo specifico quando le persone vedono i volti su uno schermo. Quando invece le persone vedono altre immagini (non volti), ad esempio immagini di case, si attiva una diversa regione del cervello, l’area paraippocampale.

Per capire quanto sia importante questa capacità di elaborare informazioni sul viso, basti pensare al fatto che abbiamo un’intera regione dedicata ad essa, in un organo come il cervello in cui l’energia e l’efficienza delle risorse fanno da padrone.

 

Giudicare i volti

Esprimiamo giudizi sulle persone basandoci semplicemente sui loro volti. In generale, il viso viene valutato come una “rappresentazione olistica”, il che significa che le persone valutano il viso come un insieme globale di caratteristiche, piuttosto che valutare singoli specifici elementi facciali.

Esprimiamo questi giudizi in un istante e questo è qualcosa che si rifà alla nostra storia evolutiva, nella quale era importante capire l’intenzione della persona davanti a noi: se felice e invitante (vai e interagisci); se è arrabbiata e aggressiva (scappa!).

 

Affidabilità

Uno dei tratti più importanti che le persone giudicano dal viso di qualcuno è quanto questi sia una persona affidabile. Ad esempio, lo scienziato Alexander Todorov ha dimostrato che le persone giudicano quanto sia affidabile un estraneo in base alla sua faccia in soli 34 millisecondi! Considera che un battito di ciglia impiega tra 100 e 400 ms, quindi esprimiamo questo giudizio in meno di “un battito di ciglia”. Inoltre, se abbiamo a disposizione più tempo per esprimere questo giudizio, questo non fa che rafforzarlo piuttosto che cambiarlo.

Cosa c’è nel viso di qualcuno che lo fa sembrare degno di fiducia o meno?

Gli scienziati non sono sicuri al 100%, perché sono tante le micro-caratteristiche e i segnali che compongono cumulativamente un’espressione facciale, ma alcuni suggeriscono che le regioni del viso più importanti per trasmettere affidabilità siano gli occhi e la bocca o la zona agli angoli della bocca.

Ci sono anche alcune prove che volti sorridenti, più femminili o infantili sono percepiti come più affidabili, ma è probabile che tutto sia più complesso e riferibile a un set di molte più caratteristiche facciali.

 

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Percezione, non realtà

La cosa da ricordare è che questi giudizi formulati in una frazione di secondo non sono necessariamente corretti: sono percezioni, non fatti provati, percezioni basate sulla decodifica evolutiva pre-programmata delle caratteristiche facciali, piuttosto che sull’evidenza di un’esperienza vissuta. Inoltre, il nostro stato influenza questo tipo di giudizi.

Ad esempio, la scienza suggerisce che le persone meno piacevoli (cioè meno gentili, comprensive, collaborative, cordiali e premurose) e più aggressive tendono a percepire i volti degli estranei come meno affidabili.

Questi giudizi basati sulla prima impressione insomma, dovrebbero essere sempre interpretati con cautela, e dovremmo essere sempre aperti al fatto che potrebbero essere sbagliati.

E l’unico modo per migliorare questa comprensione è imparare attraverso l’esperienza: nel tempo, le nostre interazioni possono confermare o smentire queste impressioni iniziali.

Ad esempio, ogni volta che interagisci con un collega, questi agirà in un modo particolare, fornendo informazioni utili per aggiornare la tua valutazione di affidabilità.

Allo stesso modo potresti sentire feedback di altri su come si è comportato e anche questo può essere utilizzato per modificare il tuo giudizio.

Il meccanismo che ci porta a comprendere l’onestà, l’apertura, la competitività o l’avidità di una persona ha un ruolo nel cambiare i nostri giudizi di affidabilità.

La prossima volta che incontri qualcuno per la prima volta, prenditi un momento per pensare alle impressioni istantanee che si formano dentro di te e a come queste influenzano il modo in cui interagisci con questa persona.

Come fai a sapere quanto sono accurate? Come potrebbero portarti ad avere un pregiudizio?  E, naturalmente, pensa sempre nella direzione opposta… come pensi che l’altro ti sta giudicando sulla base di queste impressioni istantanee?

 Traduzione di un articolo di Amy Brann – www.synapticpotential.com

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