Iron Man – Alex Zanardi

Iron Man – Alex Zanardi

Missione compiuta.

Iron Man – Alex Zanardi centra l’obiettivo che si era posto e al suo debutto assoluto nella leggendaria Kona, nel campionato del mondo di IronMan Triathlon, scende sotto le 10h: 9h 47’ 14”. Flette i muscoli sorridente e festeggia rituffandosi nella baia, dove alle 6.50 del mattino aveva iniziato la sua lunga giornata. Sì, una nuotata per rinfrescarsi dal caldo torrido (30° e afa che neppure a Milano d’agosto) e per provare a togliere la fatica dalle braccia che hanno fatto tanto straordinario.

INCONTENTABILE — Ma Alex, si sa, è uno che non si accontenta mai e dice: “Peccato che il vento mi abbia fatto tutti i dispetti possibili. Dopo il 50° chilometro della frazione con la handbike ha iniziato a spirare un vento contrario. E quando sono tornato indietro, invece di averlo alle spalle come pensavo è diventato trasversale. Pericoloso, perché ho rischiato di cadere due volte. Da quel punto di vista non è stato un giorno fortunato”. E così rilancia: “Alla vigilia avevo dichiarato di aver posto l’asticella sulle 10 ore, ma in testa volevo andare sotto le nove”. Inguaribile Alex, anzi, Sandrino come lo chiama Filippo, suo compagno di banco alle medie a Bologna, e il resto del gruppetto di amici arrivati alle Hawaii.

BAGARRE — La mattinata era iniziata con la frazione del nuoto in cui poteva usare il boccaglio per facilitare la respirazione. Chiudeva in 1h08’46” di cui si ritiene soddisfatto: “Era il tempo che mi ero prefisso. Anche se ho preso calci e pugni. Perché gli altri riescono a sprintare con le gambe e infilarsi nelle traiettorie libere, invece io le gambe non le ho. Mi hanno sfilato il boccaglio e per rimettermelo ho perso del tempo”, spiega. E’ con la handbike che sono iniziati i problemi, proprio a causa del vento. Avrebbe dovuto rientrare alla base di Kona almeno mezzora prima di quanto poi lo faccia e nel frattempo nel suo clan si era propagata la preoccupazione che Alex avesse forato o che fosse caduto. Ma aveva solo rallentato: “Il vento è come una salita ed è dove faccio più fatica rispetto agli altri. Tutto qui”, chiarisce.

RIMONTA — Poi nella maratona, l’ultima frazione che lui copre con la carrozzina, riusciva a ritrovare il vigore che gli faceva recuperare terreno. Il tempo finale di 2h 24’ 50″ è di circa sei minuti più veloce rispetto alla maratona di New York dello scorso anno. Dice: “Considerando che arrivava dopo essermi messo nelle braccia quasi 4 chilometri a nuoto e 180 in bici e che non mi allenavo sul mezzo da un bel po’, è un ottimo risultato”. Lo incitano e lo applaudono nell’ultimo budello stretto e zeppo di gente, quello che conduce al traguardo: “Quegli ultimi 300 metri sono la cosa più bella che mi sia successa e a me di cose ne sono accadute molte. Ero sull’orlo delle lacrime e non capita spesso”. Tornerà? Tornerà. Anche se dice: “In questo momento sono troppo stanco per aver voglia di rifarla. Ma domani è un altro giorno”.

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