Neuroscienze e cervello: I binocoli come antidolorifico della realtà

Neuroscienze e cervello: I binocoli come antidolorifico della realtà

Secondo il modello della PNL, ognuno di noi è unico e utilizza a modo suo i cosiddetti sistemi rappresentazionali – quei sistemi di modalità visiva, auditiva o cenestesica – con cui tutti riceviamo le informazioni dal mondo che ci circonda e con i quali immagazziniamo queste esperienze. Interagiamo quindi, con noi stessi e col mondo, attraverso queste modalità e, in particolare, elaboriamo e memorizziamo ciò che viviamo utilizzando le cosiddette submodalità.

Alcuni esempi di submodalità:

  • submodalità visive: la luminosità, la dimensione, la nitidezza dell’immagine, etc.;
  • submodalità auditive: il volume, il tono, la vicinanza / distanza di un suono, etc.;
  • submodalità cenestesiche: la temperatura, la ruvidità, le sensazioni tattili, etc.

 I binocoli cambiano l’esperienza 

G. Lorimer Moseley, ricercatore australiano che da anni studia i meccanismi di funzionamento del dolore, ha dimostrato attraverso vari esperimenti che influendo sulla percezione si può cambiare l’esperienza del dolore. Uno di questi esperimenti è quello effettuato su alcuni malati affetti da dolori cronici agli arti, ai quali è stato fatto osservare il proprio arto dolorante con un binocolo, in modo da ingrandirne l’immagine e, successivamente, con lo stesso binocolo al contrario, in modo da mostrare l’arto rimpicciolito. Il risultato, in termini di percezione del dolore (misurato su scala VAS – Visual Analogue Scale) e di gonfiore dell’arto, è stato di grande interesse per la comunità scientifica: l’ingrandimento dell’immagine ha portato una più alta percezione del dolore e un maggiore gonfiore; il rimpicciolimento ha ridotto il dolore e anche il gonfiore.

Il dolore è solo un’esperienza cinestesica (tattile, corporea) o questo esperimento ci dice che è anche influenzato dalla parte visiva, che quindi diventa una risorsa in più da utilizzare? Il rimpicciolimento dell’immagine di un arto dolorante che modifica la percezione del dolore, non è quello che in PNL si chiama utilizzo di una submodalità visiva? Già nel primo livello “Practitioner in PNL”, la PNL ci insegna ad utilizzare queste submodalità per cambiare la nostra esperienza.

Le neuroscienze e submodalità 

Secondo questo modello è più importante il come elaboriamo una situazione, che il cosa, cioè il contenuto della stessa. Ad esempio, diminuendo il volume di una voce che ricordiamo all’interno di un’esperienza negativa, si può riuscire a modificarne il vissuto e, allo stesso modo, si può variare l’intensità di sensazioni corporee, tattili, ad essa associate o modificarne il colore, la nitidezza o la dimensione dell’immagine (come nel caso del binocolo rovesciato…) per ottenere cambiamenti.

Da oltre 40 anni la PNL ci fa utilizzare le submodalità; oggi il mondo della ricerca ci sta fornendo un’evidenza scientifica che ci aiuta a capire perché queste cose funzionano.

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