Perché non conta solo il “mindset”?

Perché non conta solo il “mindset”?

Perché non conta solo il “mindset”?

Mindset è l’insieme delle convinzioni e delle attitudini mentali che una persona adotta per affrontare la realtà

Quando parliamo con le organizzazioni una parola che sentiamo spesso nominare è “mindset” (che in italiano potremmo definire come mentalità). Mindset di crescita, mindset di positività, mindset di supporto, mindset di cambiamento… Fortunatamente, siamo appassionati di mindset e dei miglioramenti che possono derivare dal cambiare il modo in cui inquadriamo pensieri ed emozioni. C’è così tanto potenziale mentale in tutto questo: da statico a orientato alla crescita, da pessimista a ottimista. Se fatto bene, questo tipo di cambiamento può darci una prospettiva completamente nuova e più efficace sul mondo.

Prendiamo la differenza tra un mindset ottimista e uno pessimista

La ricerca mostra che essere ottimisti è generalmente una mentalità preferibile in quanto associata a risultati positivi per la salute (anche se una dose di sano pessimismo può anch’essa essere utile). In pratica, la differenza tra pensare in modo ottimistico e pessimistico può assumere molte forme. Martin Seligman (psicologo e saggista statunitense, conosciuto per la cosiddetta psicologia positiva) parla di stili esplicativi, riferendosi al modo in cui le persone vedono e definiscono i fallimenti che hanno sperimentato nella vita. Nei suoi scritti evidenzia tre stili che chiama

  • PERMANENZA: è il grado in cui le persone credono che le cause degli eventi negativi che accadono loro siano permanenti (pessimista) rispetto a temporanee (ottimista)

                          Pessimista: Crede che le cause di un evento negativo siano stabili e durevoli nel tempo.
                           Es.: “Non riesco mai a fare nulla di giusto.”

                          Ottimista: Vede l’evento come temporaneo.
                          Es.: “Oggi è andata male, ma è solo un momento difficile.”

🧠 Impatto: Un pensiero pessimista porta a disperazione, perché se qualcosa è permanente non si può cambiare. L’ottimismo, al contrario, apre alla speranza e all’azione.

  • PERVASIVITÀ : è il grado in cui si genera una spiegazione universale per un fallimento (pessimista) rispetto al pensare ad esso solo all’interno di quel dominio specifico (ottimista)

                       Pessimista: Estende il fallimento a tutta la propria vita (generalizzazione).
                        Es.: “Ho fallito questo progetto, quindi sono un incapace in tutto.”

                        Ottimista: Confina il fallimento a un ambito specifico.
                        Es.: “Questo progetto non è andato bene, ma in altri ambiti me la cavo.”

🧠 Impatto: La pervasività pessimista porta alla demotivazione generalizzata. Chi ha uno stile ottimista tende a mantenere il focus su ciò che funziona altrove.

  • PERSONALIZZAZIONE: è il grado in cui si pensa che il fallimento sia causato solo da noi (pessimista) o che anche le circostanze esterne ne siano causa (ottimista).

                      Pessimista: Si attribuisce colpa personale totale per il fallimento.
                      Es.: “È tutta colpa mia se le cose sono andate male.”

                      Ottimista: Considera anche le cause esterne.
                     Es.: “Non ho fatto del mio meglio, ma c’erano anche fattori fuori dal mio controllo.”

🧠 Impatto: L’eccessiva colpevolizzazione può portare a bassa autostima. L’ottimismo realistico, che riconosce la complessità degli eventi, protegge il senso di efficacia personale.

Questa ricerca ci dice che semplicemente inquadrando qualcosa (il fallimento in questo caso) in modo diverso, è possibile introdurre un cambiamento nei pensieri e nelle emozioni che può influenzare positivamente la nostra prospettiva e il nostro benessere. Per quanto siamo amanti del potere dei mindset, o degli schemi mentali (come li definiamo in Synaptic Potential), questi non sono sufficienti da soli. Per fare una vera differenza è necessario agire anche sui comportamenti.

Mentalità e comportamenti vanno di pari passo.

Crediamo fermamente che non puoi cambiare l’uno senza lavorare sul cambiamento dell’altro. Cambiare semplicemente il tuo approccio mentale senza pensare a come puoi cambiare anche il tuo comportamento in modo complementare e coordinato sarà sempre meno efficace rispetto ad affrontarli entrambi contemporaneamente. Allo stesso modo, lavorare sul cambiamento di comportamenti o abitudini senza pensare a come cambiare i mindset è un approccio incompleto che ha meno probabilità di portare a cambiamenti sostenibili.

 

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Traduzione di un articolo di Allison Shapira – www.allisonshapira.com

 

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